Un percorso tra borgate e centro: la mostra di Granchelli
Cuore della manifestazione è la mostra di Camillo Granchelli, ispirata al volume “La Roma di Pasolini” di Dario Pontuale. Sarà inaugurata il 30 ottobre presso la Biblioteca Marconi in via G. Cardano 135 e resterà visitabile fino al 30 novembre.
L’esposizione ripercorre le tracce del poeta nella città reale, tra le borgate e il centro, nella tensione continua tra l’innocenza perduta e la disillusione civile. Un viaggio visivo nella Roma che Pasolini amò e denunciò, quella dei margini, delle periferie, dell’anima popolare.
Il calendario degli incontri: da Zanarella a Pontuale
Accanto alla mostra, un ricco ciclo di incontri arricchisce il programma:
7 novembre – “Come si cura un cuore affranto”, con la giornalista e poetessa Michela Zanarella, la saggista Sofia Fabbrianesi e le letture di Giuseppe Lorin.
8 novembre – Maratona Pasoliniana al Teatro India, con le “persone libro” dell’APS Donne di Carta, i poeti di Poetanza e i circoli di lettura delle biblioteche Marconi e Nicolini.
14 novembre – “I nomi di Pasolini” con Sandra Giuliani e Dario Pontuale.
28 novembre – “Il reale del cinema”, con Tiziana Appetito e Tony Notarangelo, dedicato al rapporto tra sguardo fotografico e visione filmica nell’opera pasoliniana.
Lanzi: “Una voce scomoda e necessaria che parla ancora”
“Pasolini non è un monumento ma una voce viva che continua a interrogarci”, dichiara il presidente del Municipio XI Gianluca Lanzi. “Entrare dentro la sua Roma significa attraversare le sue contraddizioni, ascoltare una città che egli ha saputo amare e denunciare con la stessa forza”.
“Con questa rassegna vogliamo restituire ai cittadini, alle scuole, ai lettori e agli spettatori del nostro territorio la possibilità di incontrare di nuovo quella voce scomoda e necessaria, che parla ancora di libertà, di potere, di bellezza e di coscienza civile”, ha aggiunto il presidente.
“La cultura era per lui un atto politico e umano”
“La cultura, per Pasolini, era un atto politico e umano insieme, e oggi il nostro compito è continuare a far vivere questo gesto, custodendo la parola come spazio di libertà e di verità condivisa”, ha concluso Lanzi.
Parole che restituiscono il senso profondo di questa rassegna: non celebrare un mito, ma riportare in vita uno sguardo critico, lucido, contraddittorio. Quello sguardo che Pasolini rivolse alla Roma dei suoi anni e che ancora oggi può aiutarci a leggere la città e la società.
PPP Visionario: il programma cittadino per il cinquantenario
“Dentro la Roma di Pasolini” si inserisce nel programma delle iniziative cittadine “PPP VISIONARIO”, presentato in Campidoglio dal sindaco Roberto Gualtieri e dall’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio. Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del poeta, Roma intende rinnovare il dialogo con la sua eredità intellettuale.
L’obiettivo è riportare la parola pasoliniana nei luoghi dove ancora pulsa la vita della città. Non musei o commemorazioni fredde, ma spazi vivi: biblioteche, teatri, piazze, periferie. Proprio quei luoghi che Pasolini attraversò, raccontò, amò.
Le collaborazioni: da Biblioteche di Roma al Teatro India
La rassegna, promossa dal Municipio Roma XI, è realizzata in collaborazione con Biblioteche di Roma, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Donne di Carta APS, Poetanza, Camillo Granchelli e Dario Pontuale.
Una rete di istituzioni culturali e associazioni che lavorano insieme per costruire un mese dedicato alla memoria e alla riflessione. Un esempio di come la cultura possa nascere dalla collaborazione tra pubblico, privato sociale e singoli artisti.
Un poeta che interroga ancora il presente
Cinquant’anni dopo la sua tragica morte a Ostia, Pasolini continua a parlare. Le sue parole sulla mutazione antropologica, sul potere, sul consumismo, sulla perdita di autenticità sembrano scritte oggi. La sua Roma, quella delle borgate, dei ragazzi di vita, delle madri coraggio, non è scomparsa del tutto.
“Dentro la Roma di Pasolini” invita a riscoprire quella città, quello sguardo, quella capacità di vedere oltre le apparenze. Un invito rivolto soprattutto ai giovani, a chi non ha vissuto quegli anni ma può riconoscere in quelle parole qualcosa di urgente e necessario anche per il presente.
























