Cos’è la luce bianca e come funzionerà
L’idea del semaforo bianco nasce nel contesto della mobilità connessa e della guida autonoma. Come ha spiegato Luigi Di Matteo, responsabile dell’Area tecnica di ACI, quando compare la luce bianca significa che l’incrocio è gestito principalmente dai veicoli autonomi e dai sistemi digitali di coordinamento: i mezzi comunicano tra loro e con l’infrastruttura, ottimizzando automaticamente il passaggio. Per chi è al volante di un’auto tradizionale, la regola sarà semplice: seguire il veicolo che precede, mentre il sistema coordina il flusso complessivo.
L’obiettivo, come precisa l’agenzia della mobilità, è ridurre i tempi di attesa, migliorare la fluidità del traffico e sfruttare le capacità di calcolo dei veicoli di nuova generazione. Un cambio di paradigma radicale rispetto ai semafori a gas installati per la prima volta a Londra nel 1868.
Roma e la rete semaforica oggi: i numeri
Prima di guardare al futuro, vale la pena misurare il presente. Secondo i dati diffusi da Roma Servizi per la Mobilità, la Capitale conta oggi una rete di 1.458 impianti semaforici, di cui 793 centralizzati e distribuiti lungo le arterie portanti: Colombo, Laurentina, Appia, Tuscolana, Casilina, Prenestina, Trastevere/Gianicolense, Nomentana, Salaria, Flaminia, Tiburtina.
Tutti gli impianti di nuova realizzazione sono già dotati di lanterne a LED. Ogni semaforo è un nodo di una rete più ampia: la sua regolazione è coordinata con gli altri incroci della stessa area, grazie a un elaboratore che analizza le code in tempo reale e decide durata e sfasamento dei cicli. A completare il quadro: 110 attraversamenti pedonali luminosi, 74 colonnine con lampeggianti e circa 900 interventi di manutenzione al mese.
Il countdown pedonale: Roma accelera sulla sicurezza
C’è un’innovazione già in corso che anticipa la logica delle smart road: il dispositivo countdown, un display a due cifre posto accanto alla luce gialla pedonale che indica i secondi residui per attraversare in sicurezza. Come ha reso noto l’agenzia della mobilità di Roma Capitale, nella città sono già presenti 147 semafori dotati di countdown e si sta per chiudere la gara per la fornitura di 630 nuovi impianti, le cui installazioni partiranno nel secondo semestre dell’anno.
Alcuni sono già in lavorazione su viale Marconi/piazza Edison, lungomare Toscanelli, lungomare Duilio e piazza Pitagora. Altri sono già attivi in viale Manzoni/viale Principe Eugenio e su corso d’Italia/via Valenziani. Tecnologia LED, quindi a basso consumo, in linea con gli obiettivi di sostenibilità della mobilità urbana.
Le smart road: non solo traffico, ma sicurezza e ambiente
Il percorso verso la luce bianca passa per le smart road: infrastrutture equipaggiate con sensori, telecamere e sistemi di comunicazione veicolo-infrastruttura capaci di adattarsi in tempo reale alle condizioni del traffico. Semafori che regolano i tempi sui flussi effettivi, segnalazioni anticipate di incidenti, gestione dinamica delle corsie: tutto concorre a ridurre congestioni, tempi di percorrenza ed emissioni.
Secondo gli studi citati da Roma Servizi per la Mobilità, con una diffusione significativa di veicoli connessi e autonomi la capacità delle infrastrutture esistenti potrebbe aumentare senza costruire nuove strade. Un dato che, in una città come Roma, ha un peso specifico enorme.
Dalla lanterna a gas alla luce bianca: 150 anni di semafori
La storia del semaforo è, in fondo, la storia della città moderna. Il primo dispositivo fu installato a Londra nel 1868, con bracci meccanici e lampade a gas. Con la diffusione dell’automobile arrivarono i semafori elettrici negli Stati Uniti, e negli anni Venti si affermò il sistema a tre colori che usiamo ancora oggi. Nel secondo dopoguerra i sistemi coordinati tra incroci, poi i semafori gestiti da computer. Oggi, come ricorda l’agenzia della mobilità capitolina, si è già nel territorio dei semafori intelligenti connessi all’infrastruttura digitale.
La luce bianca è il passo successivo. Roma si prepara ad accenderla.



















