Da periferia a distretto dell’innovazione: la trasformazione della Tiburtina Valley
Chi conosce la Tiburtina sa che questa zona ha cambiato pelle negli ultimi anni. Ma con NODE il salto è di un’altra natura. Non si tratta di riqualificazione urbana o di un nuovo centro commerciale: si tratta di un centro di ricerca applicata collegato a una rete europea di sei poli, con sedi a Milano, Brescia, Basilea, Sittard e Francoforte.
Duecento cinquanta ricercatori nel network internazionale, un indotto complessivo di seicento persone, un investimento totale di 125 milioni di euro sull’intera rete. Roma non è una sede periferica di questo sistema: è uno dei sei nodi di un’infrastruttura pensata per accompagnare le tecnologie dalla sperimentazione fino allo scale-up industriale.
“Il IV Municipio non è più soltanto una periferia di Roma, ma un territorio che si candida a essere una delle nuove centralità economiche, tecnologiche e produttive della Capitale”, ha dichiarato il Presidente del Municipio IV Massimiliano Umberti, presente all’inaugurazione. Parole che non suonano come retorica istituzionale, ma come una constatazione di fronte a numeri concreti.
Cosa succede dentro NODE: laboratori, impianti pilota e intelligenza artificiale
NODE Roma si estende su oltre 6.000 metri quadrati in via di Vannina, di cui 4.500 coperti. Al suo interno: 1.500 metri quadrati di laboratori attrezzati con strumentazione analitica avanzata, 15 stalli per impianti pilota su scala semi-industriale, reattori per testare reazioni chimiche e una capacità computazionale abilitata dall’intelligenza artificiale.
Non è un centro di ricerca teorica. È una piattaforma dove le tecnologie si testano, si validano e si portano alla scala industriale. Le aree di attività sono quelle che definiscono la traiettoria dell’economia globale dei prossimi decenni: idrogeno verde, nuovi vettori energetici sostenibili, materiali circolari, materiali critici innovativi.
Il significato simbolico: dove tutto è iniziato, 40 anni fa
C’è un dettaglio di questa storia che vale tanto. Quarant’anni fa, in quella stessa via di Vannina, il Fondatore di MAIRE iniziò la sua avventura imprenditoriale. Oggi quello stesso luogo ospita un centro di eccellenza tecnologica connesso a una rete europea di ricerca.
“C’è un significato simbolico importante”, ha sottolineato Umberti. “Proprio in via di Vannina, quarant’anni fa, è iniziata la storia di MAIRE. Oggi quello stesso luogo diventa un centro di eccellenza tecnologica collegato a una rete europea di sei poli di ricerca”. Una storia di radicamento territoriale che non si è interrotta, ma si è moltiplicata.
La Green Innovation ITS Academy: i giovani del quartiere al centro
NODE non è solo un centro per ricercatori già formati. MAIRE ha promosso la nascita della Green Innovation ITS Academy, con l’IIS John Von Neumann — uno degli istituti scolastici di riferimento del Municipio IV — come istituto capofila. Un corso biennale e gratuito per Energy Transition Specialist, che forma tecnici specializzati in decarbonizzazione ed economia circolare.
Il meccanismo è virtuoso: i ragazzi si formano all’ITS Academy e trovano poi in NODE i laboratori e gli impianti pilota dove sviluppare e validare le tecnologie apprese, fino alla scala dimostrativa. “Formazione, ricerca, innovazione e lavoro: è questa la filiera che dobbiamo continuare a sviluppare”, ha detto Umberti, “mettendo in rete le eccellenze industriali e gli istituti scolastici del nostro Municipio”.
Un hub culturale, non solo scientifico
C’è un ultimo aspetto di NODE che merita di essere raccontato, perché dice qualcosa sulla visione di chi lo ha costruito. Il centro ospiterà anche un museo aziendale con il patrimonio industriale di MAIRE e spazi dedicati al dialogo con gli artisti. Le otto opere vincitrici di EvolveArt — il concorso promosso da Fondazione MAIRE dedicato alla transizione energetica — troveranno casa qui.
La filosofia che guida tutto è quella dell’ingegnere umanista: l’innovazione non è solo un processo tecnologico, ma un atto culturale. In un quartiere che ha sempre avuto le sue storie da raccontare, questa è un’altra. Forse la più ambiziosa di tutte.














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