Secondo Alfredo Vassalluzzo, docente di Italiano e Storia presso l’I.I.S. Pertini di Genzano-Albano Laziale e scrittore attento alle dinamiche sociali più complesse, la maturità di quest’anno rappresenta un banco di prova non soltanto per le conoscenze acquisite dagli studenti, ma anche per la loro capacità di dimostrare di aver sviluppato un autentico pensiero critico in un’epoca in cui le risposte sono sempre più facilmente accessibili e automatiche.
«L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nella vita degli studenti e ormai fa parte degli strumenti che molti ragazzi utilizzano per studiare, approfondire o svolgere attività scolastiche», osserva Vassalluzzo.
«La questione non è stabilire se i giovani debbano o meno usare questi strumenti, ma comprendere quanto siano ancora in grado di elaborare autonomamente le informazioni che ricevono, vale a dire quanto l’intelligenza artificiale ha limitato lo sviluppo della loro capacità critica e ideativa».
Per il docente, il vero tema educativo dei prossimi anni non sarà contrastare l’intelligenza artificiale, ma insegnare a utilizzarla in modo consapevole. Una riflessione che riguarda da vicino anche l’esame di maturità.
«La maturità continua a essere uno dei pochi momenti in cui lo studente è chiamato a mettere in campo le proprie capacità di ragionamento, di collegamento e di argomentazione», spiega. «Durante il colloquio non basta conoscere delle informazioni. Bisogna saperle interpretare, mettere in relazione e trasformarle in un discorso personale».
Secondo Vassalluzzo, proprio questa dimensione potrebbe trasformare la maturità 2026 in una sorta di “esame del pensiero critico“. Se da un lato l’intelligenza artificiale è in grado di fornire spiegazioni, sintesi e persino elaborati complessi, dall’altro resta fondamentale la capacità umana di valutare, selezionare e contestualizzare i contenuti.
«Il rischio non è che gli studenti utilizzino l’intelligenza artificiale», sottolinea il docente. «Il rischio è che smettano di interrogarsi sulle risposte che ricevono. La scuola deve continuare a formare persone capaci di porsi domande, non soltanto di trovare soluzioni immediate».
In questo scenario, la maturità diventa anche un’occasione per riflettere sul ruolo della scuola in una società sempre più dominata dalla tecnologia. Per Vassalluzzo, infatti, il compito dell’istruzione non è quello di competere con le macchine sul piano delle informazioni, ma di coltivare quelle competenze che restano profondamente umane: il giudizio, l’interpretazione e il pensiero autonomo.
«Forse il vero esame che attende i ragazzi non riguarda soltanto ciò che hanno studiato negli ultimi cinque anni», conclude. «Riguarda la capacità di dimostrare che, anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale, sono ancora in grado di pensare con la propria testa».



















