Venticinque anni di storia, un’accelerazione straordinaria
Il centro nasce nel 2001 dall’intuizione del Prof. Eugenio Santoro. Nel 2007 diventa il POIT – Polo Interaziendale Trapianti San Camillo-Spallanzani e il Prof. Ettorre ne assume la direzione. Da quel momento la crescita è costante e i numeri parlano da soli.
Fino al 2020 il centro eseguiva in media 35 trapianti l’anno. Poi l’accelerazione: 61 interventi nel 2021, 66 nel 2022, oltre 80 nel 2023. Nel 2024 e nel 2025 si supera per la prima volta la soglia dei 100 trapianti annui. Nel solo 2026, nei primi quattro mesi, sono già 58 gli interventi eseguiti: un ritmo che conferma e supera i record degli anni precedenti.
Ettorre: “Dietro ogni trapianto ci sono competenza, sacrificio e motivazione profonda”
Il Prof. Ettorre non nasconde l’emozione del traguardo, ma la riconduce subito al lavoro collettivo. “Questo traguardo è prima di tutto la testimonianza dell’impegno quotidiano di una squadra straordinaria”, ha dichiarato. “Dietro ogni trapianto ci sono competenza, sacrificio e una motivazione profonda. È grazie a questo spirito che riusciamo a garantire risposte concrete a pazienti in condizioni critiche, spesso senza altre opzioni terapeutiche”.
Il professore ha poi allargato lo sguardo al sistema: “Il sistema trapianti italiano funziona, ed è un bene collettivo che va sostenuto e alimentato, a partire dalla cultura della donazione, gesto di straordinario valore che consente di salvare vite”. Un appello alla cittadinanza che vale tanto quanto il primato clinico.
Casi sempre più complessi: il 40% sono pazienti oncologici
Il San Camillo-Forlanini non si distingue solo per i volumi. La vera eccellenza sta nella complessità dei casi che il centro è in grado di affrontare. Il 30% dei trapianti viene eseguito su pazienti in condizioni critiche d’urgenza. Il 40% riguarda pazienti oncologici: epatocarcinoma, metastasi da tumori colorettali, colangiocarcinoma.
Sono attivi tre protocolli per il trapianto di fegato su pazienti con metastasi da tumore colorettale non operabili chirurgicamente e due protocolli per il colangiocarcinoma: indicazioni che fino a pochi anni fa erano considerate al limite del trattabile. Oggi sono pratica consolidata. Circa il 40% dei pazienti arriva da fuori regione, a conferma della capacità attrattiva del centro su scala nazionale.
Un modello interaziendale che fa la differenza
Il successo dei mille trapianti di fegato al San Camillo-Forlanini è anche il successo di un modello di collaborazione. La UOC Chirurgia Generale e Trapianti diretta dal Prof. Ettorre lavora in stretta sinergia con la UOC Anestesia e Rianimazione del Prof. Luigi Tritapepe, determinante nella gestione perioperatoria. Fondamentale è anche il ruolo del Centro Regionale Trapianti Lazio, guidato dal Dott. Mariano Feccia, che gestisce l’intero processo donativo. Il tutto in piena integrazione con l’INMI Lazzaro Spallanzani.
Un sistema che la Regione Lazio ha sostenuto con risorse, competenze e visione nel tempo, mettendo a sistema ospedali e centri specializzati per garantire risposte concrete ai pazienti più gravi.
Nuove sale operatorie e uno sguardo al futuro
Da agosto 2025 il Dipartimento dispone di nuovi ambienti e sale operatorie dedicate di ultima generazione presso il Padiglione Puddu del San Camillo-Forlanini. Una sede che riflette l’ambizione di un centro che considera la crescita un impegno permanente verso i pazienti e verso il Servizio Sanitario Nazionale.
Mille trapianti sono un traguardo. Ma al San Camillo-Forlanini, guardano già al prossimo.



















