Il Circolo Didattico Trilussa di Pomezia conferma il proprio impegno sul fronte del benessere dei bambini e delle famiglie, andando oltre la didattica tradizionale e investendo sempre di più sull’educazione emotiva, relazionale e civica. È in questo solco che si inserisce l’evento in programma mercoledi 21 gennaio alle ore 16.30. Si terrà presso la palestra della scuola e rappresenta il momento conclusivo di un percorso sul bullismo già avviato all’interno dell’istituto. L’obiettivo è chiaro: offrire ai genitori strumenti concreti per riconoscere, comprendere e prevenire il bullismo.
Un percorso fortemente voluto dalla dirigente Franzino
L’incontro è fortemente voluto dalla dirigente scolastica Daniela Franzino. Nasce con un obiettivo chiaro. Vuole offrire ai genitori strumenti concreti. Questi servono per riconoscere il bullismo. Aiutano a comprendere il fenomeno. Permettono di prevenirlo. Si parte dai segnali più sottili. Questi spesso si manifestano proprio tra i banchi della scuola primaria.
Il bullismo è un fenomeno serio. Incide direttamente sul benessere emotivo degli alunni. Influenza l’apprendimento. Compromette la qualità dell’ambiente educativo. Per questo richiede una risposta condivisa. Deve coinvolgere scuola, famiglia e territorio insieme.
Il programma: dalla definizione del fenomeno agli aspetti legali
Ad aprire il pomeriggio sarà la dirigente scolastica Daniela Franzino. Spiegherà le ragioni che hanno portato la scuola a promuovere questo evento. Illustrerà il percorso educativo intrapreso dall’istituto sul tema del benessere degli alunni. Sottolineerà il ruolo centrale della scuola. Questo luogo è chiamato a tutelare, includere e prevenire. Deve educare non solo alle conoscenze. Deve insegnare anche il rispetto, l’empatia e la convivenza civile.
Seguirà l’intervento di Teresa Puca. È insegnante della scuola dell’infanzia. Inoltre, è laureanda in psicologia. Ha curato l’organizzazione dell’evento. Il suo contributo sarà dedicato alla definizione del fenomeno del bullismo. Parlerà delle ricadute emotive. Darà particolare attenzione ai campanelli d’allarme. I genitori dovrebbero imparare a riconoscere questi segnali nei comportamenti quotidiani dei figli. Sono spesso primi segnali di un disagio. Se ignorato, rischia di aggravarsi.
L’avvocato Agnese: “Dietro il bullismo si nascondono reati precisi”
A seguire prenderà la parola l’avvocato Mariacarmela Agnese. È presidente del Consiglio d’Istituto del Trilussa. Affronterà il tema dal punto di vista giuridico. Chiarirà quando e come determinati comportamenti possono trasformarsi in fattispecie di reato. Si parlerà di bullismo e cyberbullismo. Verrà illustrato il quadro normativo di riferimento. Saranno spiegate le possibili conseguenze legali.
“Facendo questo lavoro da anni e dopo aver tenuto corsi sul bullismo in diverse scuole, mi sono resa conto che l’informazione è davvero la base di tutto” spiega l’avvocato Agnese. “Per questo mi sono resa disponibile, in modo del tutto gratuito. Lo faccio per spirito di servizio e di responsabilità”.
“Troppo spesso si tende a minimizzare. Si pensa che certi comportamenti siano ‘ragazzate’. Invece, in realtà dietro il bullismo e il cyberbullismo si nascondono fattispecie di reato ben precise. C’è una vittima che in silenzio subisce le conseguenze di queste azioni” prosegue Agnese.
Le conseguenze legali che molti genitori non conoscono
“È fondamentale che l’informazione non resti solo tra i ragazzi. Deve arrivare anche alle famiglie. Queste spesso sottovalutano la portata, la gravità e soprattutto le conseguenze legali di determinate azioni” sottolinea l’avvocato.
“Il bullismo non è un reato autonomo indicato nel codice penale. Però integra una serie di illeciti penali. Parlo di minacce, percosse, ingiurie, diffamazione, lesioni, stalking, estorsione, danneggiamento. Se reiterati nel tempo, configurano la fattispecie di reato del bullismo” spiega Agnese.
“Molti genitori non sanno, ad esempio, che un ragazzo minorenne rischia di essere chiamato a rispondere penalmente dei suoi comportamenti. Parallelamente, le famiglie possono essere coinvolte in procedimenti civili. Questi riguardano il risarcimento dei danni morali subiti dalla vittima” continua l’avvocato.
“Ancora meno conosciuto è il fatto che, per il reato di bullismo o cyberbullismo, commesso prima dei 18 anni, il bullo può subire un processo al compimento della maggiore età. Inoltre è fondamentale che i genitori sappiano come riconoscere i segnali di un figlio vittima di bullismo. Devono comprendere quali siano le azioni legali da poter intraprendere per tutelarlo” aggiunge Agnese.
Il lavoro quotidiano della scuola: intervento della maestra Sarnelli
Durante l’incontro verrà dato spazio anche al lavoro quotidiano della scuola. Interverrà la referente del progetto bullismo. Si tratta della maestra Fiorenza Sarnelli. Illustrerà le strategie educative. Spiegherà le azioni messe in campo all’interno dell’istituto. L’obiettivo è promuovere un clima sereno, inclusivo e rispettoso.
Il lavoro di prevenzione passa attraverso l’educazione quotidiana. Si costruisce giorno dopo giorno. Coinvolge docenti, alunni e famiglie. Richiede costanza, attenzione e competenza.
Il ruolo dei Carabinieri: quando intervenire diventa necessario
A completare il quadro sarà la presenza del corpo dei Carabinieri. Racconteranno il proprio ruolo operativo nei casi di bullismo e cyberbullismo. Offriranno ai genitori uno sguardo concreto. Mostreranno ciò che accade quando una situazione degenera. Spiegheranno cosa succede quando viene segnalata alle autorità. Sottolineeranno quanto sia importante intervenire in modo tempestivo.
La presenza delle forze dell’ordine non è intimidatoria. Al contrario, è educativa. Serve a far comprendere le conseguenze reali. Aiuta a capire che la prevenzione è sempre meglio dell’intervento postumo.
Spazio alle domande: il cuore dell’iniziativa
L’incontro si concluderà con uno spazio dedicato alle domande dei genitori. Questo è il vero cuore dell’iniziativa. Non è pensata come una lezione frontale. È un momento di confronto e ascolto. È utile a rafforzare quella rete educativa. Senza questa rete nessun intervento può dirsi davvero efficace.
I genitori potranno esprimere dubbi. Potranno raccontare esperienze. Potranno chiedere chiarimenti. Sarà un momento di condivisione. Aiuterà a costruire una comunità più consapevole.
Agnese: “Informare significa prevenire”
“Informare significa prevenire” conclude l’avvocato Agnese. “Significa dare ai genitori e ai ragazzi gli strumenti per fermarsi in tempo. Permette di capire la gravità di certi comportamenti. Consente di intervenire prima che una situazione degeneri”.
“Solo conoscendo davvero le conseguenze, giuridiche e umane, possiamo contrastare in modo efficace fenomeni che rischiano di segnare profondamente la vita dei più giovani” aggiunge l’avvocato.
Un appuntamento che conferma la volontà del Circolo Didattico Trilussa. Vuole essere una comunità educante. È capace di fare rete tra scuola, famiglie e istituzioni. Mette al centro la tutela dei più piccoli. Investe sulla prevenzione come strumento concreto di crescita e responsabilità condivisa.



















