Un minuto di silenzio su via Colombo: “Una strada con troppe croci”
Il presidio si è svolto domenica dalle 11 alle 13 su via Cristoforo Colombo, all’incrocio con via Giustiniano Imperatore, luogo in cui Francesco Valdiserri, 19 anni, veniva investito e ucciso tre anni fa. Non lontano da dove solo pochi giorni fa è morta Beatrice Bellucci, 20 anni. “Una strada con troppe croci, paurosamente sempre uguale a sé stessa e simbolo dell’assuefazione alla velocità e alla violenza”, hanno denunciato gli organizzatori.
L’iniziativa è stata promossa da associazioni dei familiari delle vittime, ambientaliste e della cittadinanza attiva. Si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo di ogni vita spezzata sull’asfalto. Un momento di commemorazione, ma anche di protesta per chiedere un forte cambio di rotta politico e culturale.
I numeri del sangue: 97 morti a Roma, 160 in provincia
Da inizio 2025 si contano già 97 vittime a Roma, che salgono a oltre 160 se si calcola tutta la Città Metropolitana. Cifre prossime al triste bilancio del 2024, quando ISTAT ha contato 115 decessi e 17.000 feriti nella Capitale.
“Il numero dei decessi è una striscia di sangue”, hanno commentato Amedeo Trolese, responsabile mobilità di Legambiente Lazio, e Roberto Scacchi, responsabile nazionale mobilità dell’associazione e presidente regionale. A livello nazionale, ogni anno restano uccise oltre 3.000 persone sulle strade, pari a 16 aerei che precipitano senza sopravvissuti, a cui vanno aggiunti 200.000 feriti.
“Non sono fatalità, la velocità uccide”
“La narrazione mediatica e pubblica non è più accettabile: non sono fatalità, non è sfortuna, non sono (solo) droghe e ‘corse clandestine'”, hanno denunciato dal presidio. “La verità è banale e conosciuta: la velocità uccide. E Roma continua a essere progettata e gestita come uno spazio che invita a correre, non a vivere”.
La velocità eccessiva, secondo l’OMS, è responsabile di uno scontro stradale su tre e aggrava sempre le conseguenze. Anche stare nei limiti può uccidere se la velocità è inadeguata allo stato dei luoghi: fondo stradale compromesso, visibilità scarsa, presenza di diversi flussi di utenti.
Critiche al Governo: “Autovelox e Città30 osteggiate”
Le associazioni hanno accolto “con speranza ma non senza rammarico” le stime ISTAT per il primo semestre 2025 che mostrano una modesta riduzione delle vittime (-6,8% rispetto al primo semestre 2024) e una stabilità dei feriti (-1,2%).
“Quante persone in più si sarebbero salvate, se la riforma del Codice della Strada e i decreti MIT non avessero osteggiato tanti strumenti di prevenzione salvavita come autovelox e Città30, che in altri Paesi stanno velocemente riducendo le vittime?”, hanno chiesto dal presidio. L’Italia è lontana dal target atteso di riduzione del 50% delle vittime dal 2019 al 2030, previsto dal Piano Nazionale Sicurezza Stradale, ancora senza fondi attuativi.
Legambiente: “Scardinare la dittatura delle automobili”
“Oggi abbiamo voluto ricordare tutte le persone che non ci sono più, lasciando tracce indelebili sulle strade e in troppe famiglie che hanno perso i loro cari”, hanno dichiarato Trolese e Scacchi. “Vogliamo però anche continuare a denunciare la causa dell’enorme striscia di sangue della Capitale e del Paese intero: le automobili, con il loro enorme strapotere nello spazio urbano”.
“Le macchine sono l’arma più letale nei nostri territori, ed è prioritario ridurre il loro folle numero, diminuire drasticamente la velocità consentita, lasciare spazio e sicurezza a chi va a piedi e in bici, aumentare vertiginosamente la quantità di mezzi pubblici e lo spazio a loro dedicato”, hanno aggiunto.
Le richieste: Fascia Verde, pedonalizzazioni, tranvie
Legambiente chiede all’amministrazione capitolina “il coraggio di misure non più rimandabili”: Fascia Verde, pedonalizzazioni e ciclabili in ogni quadrante, tutte le nuove tranvie, spazio alla micromobilità elettrica e potenti provvedimenti per la riduzione dei limiti di velocità e lo sviluppo delle preferenziali per il trasporto pubblico.
“Così possiamo restituire vivibilità alla capitale, scardinando la dittatura delle automobili per una città più umana”, hanno sottolineato. Misure che possono apparire impopolari in un primo tempo, ma che tutelano l’incolumità delle persone, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili: pedoni, ciclisti, motociclisti, bambini, persone anziane e con disabilità.
“È inaccettabile che gli scontri si ripetano negli stessi luoghi”
“È inaccettabile che gli scontri mortali si ripetano, uno uguale all’altro, negli stessi luoghi, perché non si vogliano riconoscere e ridurre i rischi”, hanno denunciato le associazioni. “Abbiamo tutti diritto di restare vivi, e di tornare a casa, indipendentemente dal mezzo di trasporto che si sceglie di usare”.
Via Cristoforo Colombo è l’esempio più drammatico di questa inerzia: una strada dove si continua a morire, dove nulla cambia, dove la velocità resta padrona. Un simbolo della necessità di un cambio radicale di approccio alla mobilità urbana.
La stoccata: “Surreale manifestazione pro-auto nello stesso giorno”
Legambiente ha lanciato una stoccata verso chi, nello stesso pomeriggio, ha organizzato una manifestazione a sostegno dell’automobile. “Si rende complice della violenza scatenata dalle macchine e si rivolge a chi vive il dramma della perdita degli affetti, con un messaggio disumano in questo giorno speciale”, hanno commentato Trolese e Scacchi.
Un contrasto stridente: da una parte chi commemora le vittime e chiede sicurezza, dall’altra chi difende lo status quo della mobilità automobilistica che quelle vittime continua a produrre.



















