Dalle favole alla radio: il percorso di una narratrice poliedrica
Silvia Brindisi non è una scrittrice dell’ultima ora. Il suo primo lavoro pubblicato risale al 2009: un saggio scritto insieme ad altri educatori nel libro “Prevenzione e qualità della vita, il ruolo dell’educatore con i minori”. Un esordio professionale che già raccontava la sua doppia anima: sociale ed espressiva.
Nel 2015 arriva “Amicizie magiche”, otto favole per bambini unite dal filo rosso dell’amicizia, arricchite da immagini. Poi, nel 2016, il romanzo “Chi parla poco ha gli occhi che fanno rumore”: la storia di un incontro casuale a Roma tra una ragazza e un senza fissa dimora. Un libro che esplora come un incontro possa cambiare la vita.
Nel 2020, durante il lockdown, scopre le poesie. “In quei mesi difficili avevo molto da scrivere ed esternare”, racconta. Diverse sue poesie vengono pubblicate in antologie, tra cui “Poesie da Amare”. Ma dopo anni di scrittura, qualcosa dentro le chiede di più: vuole comunicare anche con la voce.
Silvia, cosa ti ha spinto verso la radio dopo anni dedicati alla scrittura?
“La radio l’ho sempre ascoltata, ma l’ho scoperta davvero attraverso le interviste che ho fatto dopo aver pubblicato i miei libri. Essendo una persona per cui il dialogo e la comunicazione sono fondamentali, ho voluto esplorare meglio questo mondo. A maggio 2025 mi sono iscritta a un corso base per speaker radiofonico, e a settembre ho fatto quello avanzato. È stato come aprire una porta nuova”.
Scrivere è un atto solitario, parlare alla radio è immediato. Come hai vissuto questo passaggio?
“Sono due mondi diversissimi, è vero. La scrittura ti permette di riflettere, cancellare, riscrivere. Alla radio devi essere presente, immediata, autentica. Ma entrambi trasmettono emozioni: con il libro attraverso la lettura, con il microfono attraverso la voce. Il bello è che sono due modi diversi per arrivare alla gente, per coinvolgerli nella quotidianità affrontando vari settori e tematiche”.
Il corso da speaker ti ha messo alla prova?
“Assolutamente sì, e mi è piaciuto moltissimo mettermi in discussione. Io parlo tanto, forse troppo (ride), ma alla radio devi capire i ritmi, le pause, l’intonazione. Era un corso intensivo, sabato e domenica, eravamo pochi. Ho avuto la fortuna di avere un insegnante che mi ha aiutato a capirmi meglio, a scoprire sfumature della mia voce che non conoscevo”.
Educare bambini, scrivere storie, parlare alla radio: c’è un filo rosso che lega tutto?
“La comunicazione, sempre. Come educatrice lavoro con i bambini, li aiuto a esprimersi, a trovare le parole per quello che sentono. Come scrittrice racconto storie che parlano di incontri, amicizie, emozioni difficili. Alla radio voglio fare lo stesso: creare ponti, connessioni. Non importa il mezzo, importa arrivare al cuore delle persone”.
Tor de Cenci, il IX Municipio: quanto conta il territorio nella tua vita e nel tuo lavoro?
“Conta moltissimo. Roma è la mia città, Tor de Cenci è casa mia. Qui ho le mie radici, i miei affetti. Molte delle storie che scrivo nascono dalle persone che incontro, dai volti che vedo ogni giorno. Il sociale per me non è un lavoro astratto, è questo territorio, queste persone. E quando scrivo o quando parlo, porto sempre con me questa concretezza”.
Hai altri progetti in cantiere? Possiamo avere qualche anticipazione?
“Ho molti progetti in mente, ma per ora non svelo nulla (sorride). Posso solo dire che continuerò a esplorare tutte le forme di comunicazione che mi permettono di raccontare storie e connettermi con le persone. Sono una sognatrice determinata, e quando mi metto in testa qualcosa non mollo fino a realizzarlo. Restate sintonizzati”.
Le passioni oltre la scrittura: fotografia e viaggi
Silvia non è solo parole. Ha altre passioni che alimentano la sua creatività: la fotografia e i viaggi. “Fotografare significa catturare un’emozione, un istante. Viaggiare significa aprire la mente, scoprire altre vite, altre storie. Tutto quello che vivo finisce poi nelle mie pagine o nelle mie parole”.
Una donna a tutto tondo, che non si accontenta mai, che esplora, che si rimette in gioco. E che, ne siamo certi, continuerà a sorprenderci.
























