Il mercato rinasce come spazio di comunità
“Questa mattina è stato inaugurato il micro orto all’interno del Mercato di Bravetta che rinasce come spazio dedicato alla collettività, all’insegna della cura delle persone e della tutela dell’ambiente”, ha dichiarato Sabrina Alfonsi, assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale.
Il nuovo micro orto si aggiunge ai due recentemente aperti nel Municipio VI e VIII, creando una rete di orti urbani distribuiti sul territorio romano. Non semplici aiuole, ma presidi sociali e ambientali che saldano i legami dentro la comunità.
PUC CARE e REPLAY NETWORK: il progetto
Il micro orto è promosso dal progetto PUC CARE (Progetti Utili alla Collettività) e realizzato da REPLAY NETWORK APS, in collaborazione con i Municipi Roma VI, VIII e XII. Un esempio di come i progetti di utilità collettiva possano trasformarsi in strumenti concreti di inclusione sociale e rigenerazione urbana.
I PUC coinvolgono persone beneficiarie di misure di sostegno al reddito in attività socialmente utili. Nel caso degli orti urbani, si unisce l’utilità ambientale (verde, autoproduzione) con quella sociale (aggregazione, formazione, dignità del lavoro).
Alfonsi: “Nasce anche una comunità”
“La promozione di iniziative della cittadinanza attiva è più che mai necessaria poiché insieme a un nuovo orto urbano nasce anche una comunità capace di promuovere l’autoproduzione alimentare e sensibilizzare sulle disuguaglianze sociali e ambientali”, ha sottolineato Alfonsi.
Un messaggio chiaro: l’orto urbano non è solo produzione di verdure, ma strumento di consapevolezza. Consapevolezza su cosa mangiamo, da dove viene, quanto costa. Consapevolezza sulle disuguaglianze: c’è chi può permettersi cibo sano e chi no.
Diritto al cibo sano: dalle parole ai fatti
“Oggi è sempre più urgente rendere effettivo il diritto a un cibo sano e di qualità e questa esigenza è protagonista di alcune azioni politiche messe in campo dall’Amministrazione Capitolina”, ha spiegato l’assessora.
Alfonsi ha citato il Consiglio del Cibo e l’adesione ai programmi di recupero e ridistribuzione a favore di persone fragili. Non solo micro-orti, quindi, ma una strategia più ampia che mette al centro la sovranità alimentare, il contrasto allo spreco, l’accesso equo al cibo di qualità.
Cos’è il Consiglio del Cibo
Il Consiglio del Cibo di Roma Capitale è un organismo partecipato che riunisce istituzioni, produttori, distributori, associazioni, cittadini. Lavora per promuovere sistemi alimentari sostenibili, locali, equi. Un modello che molte città europee stanno adottando per ripensare il rapporto tra città e cibo.
I micro orti si inseriscono in questa visione: riportare la produzione alimentare dentro la città, ricostruire conoscenze perdute, creare comunità intorno al cibo.
Ringraziamenti al Municipio XII e alle realtà coinvolte
“Voglio ringraziare le realtà coinvolte e il Municipio XII per aver permesso la creazione di questo nuovo spazio, che rafforza la rete di orti urbani e promuove iniziative di inclusione sociale, saldando i legami all’interno della comunità”, ha concluso Alfonsi.
Un riconoscimento al lavoro sul territorio, alla disponibilità delle istituzioni locali, all’impegno delle associazioni. Senza questa collaborazione, i progetti restano sulla carta.
Una rete che cresce: tre micro orti, tre municipi
Con l’apertura di Bravetta, salgono a tre i micro-orti del progetto PUC CARE: uno nel VI Municipio, uno nell’VIII e ora uno nel XII. Una distribuzione pensata per coprire aree diverse della città, portando il modello dell’orto urbano in quartieri periferici spesso carenti di verde e servizi.
L’obiettivo è continuare a espandere la rete, coinvolgendo altri municipi e altre comunità. Ogni orto è diverso, si adatta al contesto, risponde ai bisogni specifici di quel territorio. Ma tutti condividono la stessa filosofia: cura, condivisione, sostenibilità.
Autoproduzione contro disuguaglianze
L’autoproduzione alimentare è anche strumento di emancipazione economica. Chi coltiva il proprio orto riduce la spesa alimentare, accede a verdure fresche e di stagione, impara competenze spendibili. Non è poco, soprattutto per famiglie in difficoltà economica.
I micro-orti urbani, pur nella loro dimensione contenuta, mostrano che un’alternativa è possibile. Che la città può produrre cibo, non solo consumarlo. Che la comunità può organizzarsi, non solo subire. Che l’ambiente urbano può essere più verde, più vivo, più solidale.
























