Negli ultimi anni il calcio a 8 è passato dall’essere un passatempo da circolo sportivo a un fenomeno organizzato, seguito e sempre più strutturato. Un movimento cresciuto sotto traccia, lontano dai riflettori dei grandi media, ma capace di coinvolgere migliaia di giocatori in tutta Italia, con Roma come capitale indiscussa.
A guidare questa evoluzione c’è Fabrizio Loffreda, presidente della Lega Calcio a 8, figura che ha dato una direzione chiara a uno sport che somiglia al calcio di tutti, ma con un’immediatezza e una componente popolare che stanno conquistando sempre più appassionati.
Lo abbiamo intervistato per capire meglio la portata del fenomeno, le sue prospettive e le sfide che attendono un movimento che, anno dopo anno, sta costruendo una sua identità precisa.
Roma: capitale indiscussa del calcio a 8 italiano
Presidente, partiamo da Roma: perché secondo lei questa città è diventata il cuore pulsante del calcio a 8 italiano?
“Intanto grazie di darmi l’opportunità di porre la giusta attenzione sul campionato Lega Calcio a 8. La Lega nasce a Roma nei primi anni 2000 e da subito si è posta l’obiettivo di far conoscere una disciplina che allora non era neanche riconosciuta dal CONI. Siamo partiti dalla Capitale, dove nei circoli storici già si giocava amatorialmente a calciotto. Una storia molto simile alla nascita del futsal italiano”.
I numeri del fenomeno: 800 squadre e 20.000 praticanti
Il movimento sta crescendo a vista d’occhio. Può darci qualche numero aggiornato?
“Il calcio a 8 ha sempre avuto una crescita costante, fino all’esplosione del periodo pre-Covid, quando l’arrivo di Francesco Totti ha spostato l’attenzione mediatica su questa disciplina. Oggi parliamo di circa 800 squadre in Italia e approssimativamente 20.000 praticanti”.
Gli ex professionisti che hanno scelto il calcio a 8
Negli ultimi anni avete coinvolto tanti ex professionisti. Quanto ha inciso questo sulla crescita del movimento?
“Abbiamo avuto la fortuna di avere grandissimi ex calciatori: oltre a Totti, penso a Pizarro, Vucinic, Lima, Aldair, Calaiò, Aquilani, Ledesma, Julio Cesar, Di Natale… E da quest’anno anche Bonucci, Caputo e Loria. Con alcuni di loro abbiamo costruito rapporti di amicizia, come con Gaetano D’Agostino, Alessio Cerci e Floro Flores”.
Le partnership mediatica: la strada verso la visibilità nazionale
Sul piano mediatico la Lega ha fatto passi importanti. Qual è il prossimo obiettivo?
“Siamo molto attenti ai canali mediatici per sviluppare e promuovere il nostro movimento. La partnership con Sportitalia, grazie alla Confederazione Calcistica Italiana, ci ha permesso di far conoscere il calcio a 8 a livello nazionale. Vogliamo continuare così e crescere ancora di più”.
Lo sport popolare: inclusione dal bambino all’over 60
Lei parla spesso di “sport popolare”. Che cosa rappresenta il calcio a 8 dal punto di vista sociale?
“Credo che siamo l’espressione più concreta dello sport popolare. Stiamo cercando di abbracciare ogni aspetto del mondo sociale: dalla Lega Femminile a quella Universitaria, dal mondo Over allo sviluppo della Lega Unica, oltre ad un modello di campionato inclusivo per ragazzi con disabilità”.
Le criticità strutturali del movimento
Quali sono oggi le principali criticità del movimento?
“Sono molto critico con me stesso e con il nostro movimento. L’esplosione ci ha colti un po’ impreparati dal punto di vista strutturale, della segreteria organizzativa per intenderci. Inoltre, a Roma abbiamo difficoltà a realizzare grandi eventi per la mancanza di strutture adeguate”.
Perché la Serie A di Roma è la più spettacolare
La Serie A di Roma è considerata la competizione più spettacolare del calcio amatoriale italiano. Perché?
“Per la qualità delle società e per l’attenzione mediatica che offriamo con contenuti social dedicati ad ogni partita. Ma vi assicuro che anche le altre regioni stanno crescendo in modo incredibile”.
Il sogno del 2030: Roma capitale mondiale del calcio a 8
Guardiamo al futuro: come immagina la Lega nel 2030?
“Il mio sogno è portare a Roma un grande evento internazionale di calcio a 8, con più di 30 squadre, in una piazza importante della Capitale. Poi c’è la rivincita della finale mondiale con il Brasile, magari al Maracanã… e la creazione di un campionato nazionale strutturato come la Serie A del futsal”.
Calcio a 8, futsal e calcio a 11: non alternativa, ma unicità
A proposito di futsal. Calcio a 5 e calcio a 11 vivono un momento delicato. Il calcio a 8 può diventare un’alternativa?
“Non vogliamo essere l’alternativa di nessuno. Possiamo essere funzionali allo sviluppo dei calciatori per l’11, ad esempio con campionati giovanili dedicati. Ma il nostro obiettivo è costruire un movimento con una sua unicità”.
Formazione: allenatori e arbitri, le priorità della Lega
C’è il tema della formazione di allenatori e arbitri. State lavorando su questo?
“Stiamo progettando il prossimo corso allenatori, previsto nei primi mesi del 2026. Per gli arbitri, invece, tocchiamo un punto delicato: la vocazione arbitrale in Italia sta calando e dobbiamo cambiare radicalmente la percezione del direttore di gara. Meritano un’importanza mediatica pari a quella dei giocatori”.
Il sogno finale: uno sport che rappresenta davvero tutti
Un’ultima domanda: qual è il suo sogno personale per il calcio a 8 italiano?
“Creare un movimento che rappresenti tutti, indistintamente. Come ho detto prima, dai bambini agli over 60”.



















