Da 156 a 187 interventi oncologici in tre mesi
A soli tre mesi dalla piena operatività i risultati del POIT sono già incoraggianti. Nel periodo agosto-ottobre 2025 sono stati effettuati 187 interventi oncologici, con un incremento di 30 interventi – il 20% – rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (156 interventi), con conseguente impatto positivo sulle liste d’attesa.
Le nuove sale operatorie hanno permesso la piena ripresa degli interventi di trapianto di fegato e di rene, che risultano, nonostante il “trasloco”, in linea con i risultati record ottenuti lo scorso anno. Continuità assistenziale e tempestività nella risposta ai bisogni clinici garantite.
3,2 milioni di investimento: tecnologia all’avanguardia
Il progetto è stato finanziato con fondi per un totale di circa 3,2 milioni di euro per lavori edili e impiantistici e 770mila euro per l’acquisizione di attrezzature di ultima generazione. L’area dei lavori è distribuita in circa 1.100 metri quadri e ha visto la realizzazione, in meno di due anni, di un blocco operatorio all’avanguardia.
Tra le dotazioni più innovative figura un sistema multimediale audio-video integrato, unico nel suo genere in Europa, che consente il live sharing in tempo reale dalle sale operatorie. Uno strumento fondamentale per la formazione, la consulenza a distanza e la documentazione scientifica degli interventi.
Tre sale ISO 5 per interventi open, laparoscopici e robotici
Tre sale dedicate alla chirurgia dei trapianti e alla chirurgia oncologica complessa, di livello ISO 5, consentono interventi open, laparoscopici e robotici. Il nuovo sistema di ventilazione permette il controllo termico locale per ciascuna sala operatoria, garantendo i massimi standard di sterilità e sicurezza.
A completare il POIT, 29 posti letto per la degenza dei pazienti oncologici e trapiantologici. Tra questi, cinque ampie camere a pressione negativa di circa 13 metri quadri, dedicate a pazienti immunodepressi post-trapianto, per garantire i più elevati standard di sicurezza e sterilità.
Aliquò: “L’accoglienza è parte della cura”
“Il San Camillo è un punto di riferimento pubblico per la città di Roma e dell’intero Lazio con un bacino di utenza molto ampio e una presenza essenziale nella rete ospedaliera regionale”, dichiara Angelo Aliquò, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini.
“Modernizzare oggi non è un semplice rinnovamento: significa costruire l’ospedale che servirà alle persone di domani, riducendo i consumi energetici, migliorando la sicurezza e garantendo servizi più efficaci e sostenibili. Per noi l’accoglienza è parte imprescindibile della cura: miglioriamo ambienti e tecnologie per garantire un’assistenza all’altezza del nostro straordinario personale sanitario”, ha aggiunto.
Ettorre: “Sinergia San Camillo-Spallanzani per maggiore sicurezza”
“Il trasferimento di una parte della chirurgia al San Camillo rafforza il polo ospedaliero integrato per i trapianti, una struttura che riunisce e valorizza le eccellenze provenienti dallo Spallanzani e dal San Camillo”, dichiara il professor Giuseppe Maria Ettorre, Direttore del POIT.
“La sinergia tra il San Camillo e lo Spallanzani garantirà una maggiore sicurezza per i pazienti trapiantati, per quelli sottoposti a interventi chirurgici e per i pazienti affetti da infezioni acute o croniche, con un significativo beneficio in termini di sopravvivenza e qualità delle cure”, ha spiegato.
L’appello: “Serve aumentare le donazioni di organi”
Ettorre ha lanciato un appello importante: “Un aspetto fondamentale rimane quello della donazione degli organi, in particolare del fegato. Tutto questo impegno, infatti, non può esistere senza un incremento delle donazioni”.
“È essenziale la sensibilità e la consapevolezza delle famiglie, che al momento della proposta di donazione devono essere informate e sostenute nella comprensione del grande gesto d’amore e di solidarietà che stanno compiendo”, ha concluso il direttore del POIT.
18 anni di storia: da 35 a 106 trapianti di fegato
Il POIT è nato nel 2007 dalla collaborazione tra AO San Camillo Forlanini e INMI Spallanzani. La mission: trapianto di fegato, rene, pancreas, trapianto combinato rene-pancreas e rene-cuore, oltre all’alta chirurgia oncologica addominale.
Nei primi due anni (2007-2009) l’attività si è svolta al San Camillo. Nel 2009 il trasferimento allo Spallanzani, dove è rimasto fino al 2020. La pandemia ha costretto il ritorno temporaneo al San Camillo. A fine 2021 nuovo trasferimento allo Spallanzani, dove l’attività ha registrato una crescita esponenziale.
I numeri parlano chiaro: se fino al 2020 i trapianti di fegato si fermavano a 35 interventi, nel 2021 sono diventati 61, nel 2022 sono saliti a 66 (+9%), nel 2023 hanno superato quota 80 (+22%), fino a giungere a 106 nel 2024. Un record che testimonia l’eccellenza raggiunta.
Il ritorno “definitivo”: percorsi ottimizzati e lista d’attesa ridotta
L’aumentare dell’attività operatoria ha reso necessaria l’espansione delle strutture. Per questo nel 2023 è stato approvato il progetto per la realizzazione del nuovo blocco operatorio POIT presso il Padiglione Puddu del San Camillo, al sesto piano.
Il ritorno del POIT al San Camillo rappresenta un punto di svolta strategico nella chirurgia dei trapianti e dell’oncologia della Regione Lazio. Percorsi ottimizzati, riduzione dei tempi di attesa e incremento della qualità del servizio percepito dai pazienti. Una casa moderna per un’eccellenza sanitaria che serve tutto il Centro Italia.


















