L’appello di un cittadino caduto nel vuoto
“Nonostante aver cercato la scorsa estate di sensibilizzare ad effettuare questi interventi, scrivendo alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali del Comune di Roma, all’Amministrazione centrale, alla Presidenza del 1° Municipio, ai vari Assessori alla Cultura e naturalmente all’Acea, non ha purtroppo avuto esito positivo e nessuna risposta è arrivata”, scrive Stefano Guarino alla nostra redazione.
Un cittadino che ha deciso di non arrendersi e di rivolgersi alla stampa per far sentire la sua voce. Due monumenti importanti, proprio nel cuore di Prati, meriterebbero maggiore attenzione. Soprattutto nell’anno del Giubileo 2025, con milioni di turisti e pellegrini che stanno raggiungendo Roma.
La Chiesa Pontificia di San Gioacchino: gioiello dimenticato
La Chiesa Pontificia di San Gioacchino fu la prima chiesa in assoluto costruita nel nuovo Rione Prati di Castello, sul finire dell’800. La facciata è impreziosita da un grande mosaico e da un portico con immense colonne di marmo. Ma l’elemento più particolare è la grande cupola rivestita in alluminio, una novità assoluta per l’epoca.
La cupola è incastonata da grandi stelle in “galalite”, una delle prime plastiche utilizzate allora. L’effetto notturno è incantevole: dall’interno della chiesa, i fari rivolti verso la cupola attraversano le stelle trasparenti e la luce si diffonde esternamente, visibile dalla terrazza del Pincio di Villa Borghese.
Oggi però l’illuminazione esterna risulta del tutto insufficiente. “La presenza di rami e foglie davanti alle uniche due lampade mettono nel buio gran parte delle opere presenti nella facciata”, denuncia Guarino.
Un dono dei cattolici di tutto il mondo a Papa Leone XIII
La storia della chiesa è affascinante. Fu un dono dei cattolici di tutto il mondo a Papa Leone XIII per il suo 50° di Ordinazione Sacerdotale. Ben 27 nazioni risposero all’appello contribuendo alla costruzione del tempio dedicato a San Gioacchino.
Alcune cappelle interne rappresentano i paesi nativi di vari Papi: Italia, Polonia, Baviera, Argentina e Stati Uniti, paese d’origine di Papa Leone XIV. La chiesa fu visitata nel 1961 da Papa Giovanni XXIII, che la elevò a titolo cardinalizio, e da Giovanni Paolo II nel 1982.
I “murati vivi”: storia di salvezza durante l’occupazione nazista
Ma c’è anche una storia rimasta nascosta per decenni. Tra il 1943 e il 1944, nella volta a botte del sottotetto della navata centrale furono ospitati rifugiati politici ed ebrei perseguitati durante l’occupazione nazista. Furono definiti i “murati vivi” e vissero lì dentro per molti mesi.
“Una storia che fa parte della nostra Memoria”, sottolinea Guarino. Un motivo in più per valorizzare questo luogo che ha salvato vite umane nei momenti più bui della storia.
La fontana di Piazza dei Quiriti: bellezza abbandonata
Accanto alla chiesa sorge la fontana di Piazza dei Quiriti, costruita nel 1928. Di notte rimane parzialmente al buio. “Le varie statue e la vasca superiore risultano del tutto trascurate, piene di incrostazioni e di residui vegetali e necessitano di un accurato restauro conservativo”, denuncia il cittadino.
I giochi d’acqua restano del tutto inattivi, dalla cima al basso. Una fontana che potrebbe essere uno dei simboli del quartiere, oggi ridotta in stato di abbandono. Il giardino che la contorna ha sempre ospitato bambini nei loro giochi e offerto riposo per adulti e anziani, contornato da verdi prati e altissimi alberi.
La proposta: illuminazione artistica come in altri siti
Guarino chiede “un intervento dell’Acea sull’illuminazione artistica, progettando un moderno piano di illuminazione efficiente e completo sulla Chiesa, come quella utilizzata in altri siti, per evidenziare particolari dettagli architettonici delle varie nicchie, la statua di San Gioacchino, la Croce, la Cupola”.
Lo stesso tipo di illuminazione andrebbe prevista sulla fontana, ma prima ancora servirebbe “un intervento completo di restauro conservativo da parte del Comune di Roma per i Beni culturali”.
“Nell’anno del Giubileo saranno visti da milioni di persone”
“Tutto ciò assume un’importanza ancora più grande in quest’anno giubilare 2025 e, proprio per la loro vicinanza alla Basilica di San Pietro, saranno osservati da turisti e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo”, argomenta Guarino.
Due monumenti che convivono da sempre in una bellezza assoluta, proprio nel cuore del Rione Prati di Castello. Un quartiere che si sa, ha veramente tanta storia intorno a sé, nato sul finire dell’800 subito dopo l’Unità d’Italia, con palazzi e poi edifici unici, anche in stile Liberty, vere opere d’arte a cielo aperto.
L’appello finale: “Spero che la mia voce possa raggiungere le istituzioni”
“Nel voler sensibilizzare il più possibile l’esecuzione di tali interventi, mi rivolgo anche a voi della stampa e sul vostro giornale, con la speranza che la mia voce possa raggiungere quelle istituzioni e coloro che di competenza sarebbero in grado di intervenire”, conclude Stefano Guarino.
Un appello semplice ma sentito. Due monumenti che meritano di essere valorizzati, non solo per i romani ma per i milioni di visitatori che in questo anno giubilare passeranno a pochi passi da questi luoghi carichi di storia, bellezza e memoria.
Per approfondire: Chiesa di San Gioacchino in Prati – Wikipedia
Per approfondire: Fontana in piazza dei Quiriti | sovraintendenzaroma
























