Cosa prevede la mozione approvata
La mozione punta al contrasto dell’islamofobia e delle discriminazioni contro i musulmani. Tra le misure previste figurano l’istituzione di un tavolo territoriale sulle discriminazioni religiose e un sistema per raccogliere segnalazioni di episodi discriminatori, anche in forma anonima.
Il testo prevede inoltre il censimento e la regolarizzazione urbanistica di tutte le sale di culto per garantire piena trasparenza e sicurezza. La mozione impegna inoltre il presidente del Municipio a trasmettere al Sindaco di Roma e all’Assemblea Capitolina la necessità di una disciplina organica dell’edilizia di culto, che possa garantire pari accesso a tutte le confessioni religiose. Il minisindaco, entro sei mesi, dovrà riferire al consiglio gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del documento.
Il contesto: un territorio ad alta densità multiculturale
Il Municipio V non è un territorio qualunque per questa discussione. Il Municipio ospita la più numerosa comunità bangladese di Roma, pari a 9.661 persone e al 22,5 per cento degli stranieri residenti nel territorio. Nel quadrante orientale si concentra il maggior numero di centri culturali islamici della città — se ne contavano dieci fra Pigneto, Torpignattara e Centocelle — in larga parte ospitati in locali commerciali, magazzini e spazi non regolarizzati.
Gli episodi di tensione non sono mancati negli ultimi mesi: dalle polemiche per la festa del sacrificio a Villa Gordiani fino alla fake news della piscina per sole donne musulmane a Tor Tre Teste.
La seduta: quattro squadre del Reparto Mobile e un momento di violenza
Doveva essere una giornata ad alta tensione e le previsioni si sono puntualmente avverate. Tra presidi dentro e fuori dalla sede di via Giorgio Perlasca a Tor Sapienza, la presenza di decine di agenti della Digos e quattro squadre del Reparto Mobile della Polizia, il parlamentino locale ha approvato la mozione soltanto al termine di una mattinata segnata da continue interruzioni, liti e momenti di forte bagarre.
In aula erano presenti oltre duecento persone, con associazioni e realtà del territorio come la Rete solidale V Municipio, con lo striscione “Qui nessuno è straniero”. Tra il pubblico contrario alla mozione erano presenti Simone Carabella, Joey Mannarino, Gianpaolo Delle Donne e Massimiliano Zossolo di Welcome to Favelas.
Lo scontro politico: centrosinistra contro centrodestra
L’approvazione arriva dopo una discussione politica che aveva già provocato tensioni nelle precedenti sedute. Il 24 settembre il voto era stato rinviato, anche dopo la presentazione di numerosi emendamenti da parte dell’opposizione e una riunione caratterizzata da ripetute contestazioni. Strappata anche una bandiera della Palestina.
Il punto più contestato dal centrodestra riguarda la ricognizione degli spazi utilizzati come luoghi di culto, con critiche anche sulle competenze municipali in materia. Fratelli d’Italia, con il consigliere Daniele Rinaldi, ha presentato un ordine del giorno per verificare gli immobili utilizzati come luoghi di culto islamici, ricostruire i rapporti istituzionali intercorsi negli ultimi tre anni tra il Municipio e associazioni o comunità musulmane, e chiarire l’eventuale esistenza di impegni politici sulla regolarizzazione degli spazi destinati alla preghiera.
Una mozione che divide e interroga la città
Per Filippo Riniolo, capogruppo di Roma Futura nel Municipio V, la mozione parte dalla necessità di riconoscere l’esistenza di episodi discriminatori nei confronti della comunità musulmana, richiamando le discriminazioni verso le donne che indossano il velo e le contestazioni avvenute durante alcune celebrazioni islamiche.
La mozione è passata. Il dibattito, però, è appena cominciato. Quel che è accaduto lunedì nella sede di via Giorgio Perlasca racconta qualcosa di più grande: una città che fa fatica a trovare un linguaggio comune su integrazione, libertà religiosa e convivenza. E un Municipio che, nel bene e nel male, si è trovato al centro di quella conversazione.





















