È questo il senso di “Roma Taxi 2030 – Un Action Plan per i taxi del futuro”, iniziativa promossa da Legacoop Lazio e accolta da Roma Capitale, che nei mesi scorsi ha portato alla nascita di diversi tavoli di lavoro e che ora ha prodotto un primo report con le proposte emerse.
L’obiettivo è migliorare il servizio sulle strade della Capitale, ridurre i tempi di percorrenza e integrare maggiormente il taxi nella rete del trasporto pubblico e della mobilità urbana.
Un piano costruito insieme alla categoria
Il progetto è partito ufficialmente nel marzo scorso. L’idea di Legacoop Lazio è stata quella di costruire un’esperienza di pianificazione partecipata, coinvolgendo non soltanto Roma Capitale e i tecnici dell’amministrazione, ma anche le associazioni di categoria e i sindacati.
La prima fase si è sviluppata attraverso tre tavoli tematici.
- Il primo è stato dedicato a posteggi, corsie preferenziali e cosiddetti black point, cioè i punti della rete stradale nei quali si concentrano criticità per la circolazione.
- Il secondo ha riguardato l’innovazione digitale del servizio.
- Il terzo ha affrontato il ruolo del taxi nella mobilità urbana e il tema dell’intermodalità.
Il report pubblicato ad agosto 2026 non viene quindi presentato come un documento definitivo.
Legacoop Lazio lo definisce un punto di partenza per i successivi sviluppi del progetto.
La velocità commerciale al centro della strategia
Uno dei problemi individuati riguarda il tempo che i taxi trascorrono nel traffico.
Per chi utilizza il servizio, infatti, la qualità non dipende soltanto dalla possibilità di trovare una vettura. Conta anche quanto tempo impiega il taxi per raggiungere il passeggero e arrivare a destinazione.
Da qui nasce l’attenzione per la cosiddetta velocità commerciale. Il tema riguarda soprattutto le corsie preferenziali, la possibilità di raggiungere più facilmente i principali nodi della mobilità e la presenza di posteggi adeguati.
Tra le proposte già emerse prima dell’avvio dei tavoli figurano nuove corsie preferenziali in alcuni assi strategici, come via Cristoforo Colombo, il Lungotevere e viale Angelico.
Il progetto prevede inoltre il rafforzamento dei controlli sulle corsie esistenti, anche attraverso sistemi elettronici.
La logica è quella di considerare il taxi non come un servizio separato dal resto del trasporto pubblico, ma come un collegamento tra le diverse modalità di spostamento.
Stazioni ferroviarie, metropolitane, aeroporti, ospedali e luoghi dei grandi eventi diventano quindi punti centrali della strategia.
GRAT, la Grande Rete di Accesso Taxi
Una delle proposte più interessanti contenute nel percorso è la realizzazione della Grande Rete di Accesso Taxi, indicata con l’acronimo GRAT.
L’idea è creare una rete di assi strategici formata non soltanto da corsie preferenziali, ma anche da posteggi organizzati in modo da facilitare l’accesso al servizio.
Tra i collegamenti individuati figurano:
- l’area dei Fori Imperiali,
- il percorso tra il Vaticano e Roma Termini,
- il Lungotevere in Augusta,
- i collegamenti con lo Stadio Olimpico e il Palazzo dello Sport.
Il sistema dovrebbe essere pensato anche per affrontare i grandi eventi.
Roma ospita con frequenza manifestazioni sportive, concerti, eventi religiosi e appuntamenti istituzionali che producono improvvisi aumenti della domanda.
L’idea è quindi prevedere una rete di posteggi permanenti e, quando necessario, posteggi temporanei attivabili in occasione degli eventi.
In questo modo il taxi potrebbe essere inserito in una pianificazione preventiva della mobilità, invece di intervenire soltanto quando la domanda è già aumentata.
Posteggi e black point, gli interventi sulla strada
La rete dei posteggi rappresenta un altro capitolo importante. Il tema non riguarda soltanto il numero degli spazi disponibili, ma anche la loro posizione e la loro organizzazione.
Il report punta a una maggiore integrazione dei posteggi con i nodi della mobilità e alla possibilità di utilizzare strumenti digitali.
Tra le proposte già avanzate c’è quella di posteggi attrezzati e con sistemi di videosorveglianza, oltre alla possibilità di collegare le informazioni sulla disponibilità del servizio con sistemi digitali.
Parallelamente, il progetto affronta i black point della viabilità.
L’obiettivo è individuare i punti nei quali la circolazione dei taxi risulta più difficile e intervenire con modifiche della viabilità, segnaletica, manutenzione, controlli elettronici o altre opere leggere.
Il principio è semplice: ridurre gli ostacoli che rallentano le vetture può produrre effetti sia per i passeggeri sia per i tassisti.
Digitale, ‘Chiama Taxi’ e gestione del servizio
La seconda grande direttrice riguarda l’innovazione tecnologica.
Roma Capitale ha già investito oltre due milioni di euro per l’ammodernamento di Taxiweb e del servizio Chiama Taxi 060609, secondo quanto riferito dall’assessore Patanè.
Il percorso Roma Taxi 2030 punta ora a utilizzare maggiormente i dati e gli strumenti digitali per rendere il servizio più efficiente.
Tra le ipotesi ci sono sistemi di gestione intelligente, una maggiore condivisione delle informazioni in tempo reale e una promozione del servizio Chiama Taxi.
Un altro tema riguarda i turni.
L’Action Plan dovrebbe analizzare l’attuale articolazione del servizio per verificare se esistano margini di ottimizzazione. L’obiettivo è adattare meglio l’offerta alle esigenze della città e favorire una crescita strutturale dell’utilizzo del taxi.
Il taxi come anello dell’intermodalità
Un altro punto centrale è l’intermodalità. Il taxi dovrebbe diventare sempre più un anello di collegamento tra i diversi sistemi di trasporto.
Per questo il progetto guarda a una collaborazione più stretta con soggetti come Aeroporti di Roma, Trenitalia, Federalberghi, Polizia Locale e le strutture comunali che si occupano dei grandi eventi.
L’obiettivo è condividere dati e informazioni e costruire una gestione più coordinata dei flussi.
Il principio è quello di utilizzare il taxi per coprire soprattutto quei tratti nei quali il trasporto pubblico di linea non riesce a garantire la stessa flessibilità.
Un passeggero potrebbe così utilizzare metro o treno per una parte del viaggio e il taxi per raggiungere la destinazione finale.
Accessibilità e servizio per le persone con disabilità
Nel progetto trova spazio anche il tema dell’accessibilità.
Il servizio taxi viene considerato una componente importante della mobilità delle persone con disabilità.
Nel primo semestre del 2026 sono state effettuate 146.475 corse dedicate a questo segmento, mentre per il servizio sono stati stanziati 9,9 milioni di euro.
I numeri indicano una domanda significativa e spiegano perché l’accessibilità sia stata inserita tra gli elementi da sviluppare nell’Action Plan.
Il percorso riguarda anche l’evoluzione dello STID, il Servizio di Trasporto Individuale per le persone con disabilità.
L’obiettivo è rendere più efficace l’integrazione di questi servizi all’interno del sistema complessivo della mobilità romana.
Dalla transizione ecologica alla nuova flotta
Roma Taxi 2030 nasce inoltre con una prospettiva di transizione ecologica.
Nella proposta originaria di Legacoop Lazio era stato fissato l’obiettivo di arrivare all’80% di flotta green entro il 2030, attraverso incentivi per i veicoli elettrici e ibridi e una maggiore disponibilità di infrastrutture di ricarica.
Il dato di partenza, presentato all’avvio dei lavori sulla base dei dati di Roma Servizi per la Mobilità, era già significativo: il 69,47% della flotta risultava green, con una prevalenza di vetture ibride.
Le licenze taxi attive erano 8.671, mentre i posteggi taxi risultavano 167.
Il tema delle colonnine resta quindi legato alla possibilità di accompagnare la progressiva elettrificazione con infrastrutture adeguate.
I 14 milioni delle nuove licenze
Sul progetto pesa anche una questione economica.
L’avvio di Roma Taxi 2030 è stato collegato da Legacoop alla possibilità di utilizzare in modo strategico le risorse derivanti dal concorso sulle nuove licenze taxi. Si tratta di oltre 14 milioni di euro.
Per Legacoop queste risorse possono rappresentare uno strumento per sostenere interventi strutturali e accompagnare l’evoluzione del settore.
Il tema si inserisce in una strategia più ampia che punta anche a rendere più sostenibile l’accesso alla professione.
In precedenza, l’organizzazione aveva promosso un’operazione con Banca Etica, Cooperfidi e UNI.CO che aveva consentito di destinare oltre 6 milioni di euro a 86 tassisti per l’acquisto della licenza.
Un confronto destinato a continuare
La fase successiva sarà quella dell’attuazione. Le proposte raccolte nei tavoli sono già state sottoposte a prime verifiche tecniche di fattibilità.
Non tutte, quindi, si trasformeranno automaticamente in interventi. Il passaggio decisivo sarà stabilire priorità, tempi e risorse.
Legacoop Lazio ha inoltre annunciato l’apertura del percorso ai singoli tassisti. Le proposte potranno essere raccolte anche al di fuori delle rappresentanze associative e sindacali.
Il confronto dovrebbe quindi proseguire nei prossimi mesi e allargarsi ad altri temi che confluiranno nell’Action Plan.
L’assessore Patanè
È proprio questo l’aspetto che Eugenio Patanè considera più importante.

L’assessore alla Mobilità di Roma Capitale ha definito il report
“il risultato di un metodo, prima ancora che di un contenuto”.
E ha spiegato che il lavoro dei tavoli non è stato un semplice momento di ascolto. Spiega Patané:
“Da mesi ai tavoli di lavoro ci confrontiamo con le associazioni di categoria e con le organizzazioni sindacali sui tre assi che contano davvero: posteggi, corsie preferenziali e black point; innovazione digitale del servizio; intermodalità.
Non un ascolto di cortesia: le proposte arrivate sono state sottoposte a valutazione tecnica di fattibilità, e molte di quelle avanzate dall’Amministrazione, dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni di categoria troveranno spazio nella fase attuativa”.
L’assessore insiste soprattutto sulla necessità di tenere insieme innovazione e funzionamento quotidiano del servizio.
“Il miglioramento del servizio taxi a Roma passa da due direttrici che devono procedere insieme.
La prima è l’innovazione tecnologica, sulla quale abbiamo già investito oltre due milioni di euro per l’ammodernamento di Taxiweb e del Chiama Taxi 060609.
La seconda è il servizio operativo su strada: dove circolano le vetture, quanto tempo perdono nel traffico, dove trovano un posteggio quando la città ospita un grande evento. È una questione di velocità commerciale, da migliorare nel concreto, non di slogan”.
Il messaggio politico del progetto è quindi legato alla concertazione.
Per Roma Capitale il confronto con chi lavora quotidianamente sulle strade dovrebbe servire a trasformare le proposte in interventi concreti.
Dichiara ancora l’assessore:
“Voglio dire una cosa con chiarezza: esiste una parte della categoria che dialoga, che ha a cuore la qualità del servizio e che si assume la responsabilità di proporre.
È con quella parte che vogliamo continuare a interloquire, perché è l’unico modo per ottenere risultati che valgano sia per gli utenti – a partire dalle persone con disabilità, con quasi centoquarantaseimila corse nel solo primo semestre 2026, anche grazie alle nuove licenze per la mobilità universale introdotte dall’amministrazione Gualtieri – sia per i lavoratori del trasporto pubblico non di linea”.
Roma Taxi 2030, dunque, non è ancora il piano definitivo per il futuro dei taxi romani.
È il percorso attraverso il quale quel piano dovrebbe essere costruito.
La sfida, ora, sarà passare dai tavoli alle decisioni: scegliere gli interventi prioritari, verificarne la fattibilità, individuare le risorse e misurare nel tempo gli effetti sulla mobilità.
Il vero banco di prova dell’Action Plan sarà proprio qui: trasformare una piattaforma di proposte condivise in cambiamenti visibili sulle strade della Capitale.
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