Fare rete. È da qui che è partito il pomeriggio dedicato a bullismo e cyberbullismo organizzato dalla scuola primaria Trilussa di Pomezia.
Ed è sempre da qui che si è sviluppato un incontro capace di unire scuola, famiglie e istituzioni intorno a una responsabilità condivisa: tutelare il benessere dei bambini, prima che il disagio diventi sofferenza.
Non un semplice convegno. Ma un momento di ascolto, confronto e consapevolezza.
La palestra dell’istituto si è riempita di genitori, docenti e rappresentanti delle istituzioni. Un segnale chiaro di quanto il tema sia sentito e di quanto ci sia bisogno di occasioni concrete per capire, prevenire e intervenire. La scuola come comunità educante
L’incontro ha confermato la scuola Trilussa come una realtà attenta non solo alla didattica, ma alla crescita complessiva degli alunni. Educare, oggi, significa anche costruire contesti sicuri, relazioni sane e una comunità educante capace di agire insieme.
Ad aprire i lavori è stata la dirigente scolastica Daniela Franzino, che ha spiegato le ragioni che hanno portato l’istituto a promuovere questo momento di confronto. Un percorso che nasce dall’osservazione quotidiana.
E dalla volontà di accompagnare le famiglie in una sfida educativa sempre più complessa.
Il ruolo delle istituzioni
Un concetto ribadito anche dal sindaco di Pomezia, Veronica Felici, che ha sottolineato l’importanza di iniziative come questa nella costruzione di una comunità più consapevole. “Bullismo e cyberbullismo sono ferite profonde che possono segnare la crescita dei nostri figli. Proteggerli significa conoscere, prevenire e intervenire. Incontri come questo aiutano i genitori a riconoscere i segnali e a non sentirsi soli”. Parole che rafforzano l’idea di una responsabilità condivisa. Una responsabilità che non può essere delegata a un solo soggetto.
Il lavoro quotidiano della scuola
Nel cuore del pomeriggio si è inserito il racconto del lavoro che la scuola Trilussa porta avanti ogni giorno. A illustrarlo è stata Fiorenza Sarnelli, docente e referente per il bullismo dell’istituto. Un percorso fatto di attività educative, video, musica e momenti di riflessione condivisa. Ma anche di strumenti di ascolto, come la “scatola dei pensieri”. Uno spazio che consente ai bambini di esprimere in forma anonima emozioni, timori e difficoltà. Spesso prima che il disagio emerga in modo evidente.
Capire il disagio: il punto di vista psicologico
Dal punto di vista psicologico è intervenuta la dottoressa Teresa Puca, psicologa e insegnante della scuola dell’infanzia. Il suo intervento ha aiutato i genitori a comprendere le dinamiche del bullismo.
In particolare, i segnali da non sottovalutare. Cambiamenti improvvisi, chiusura emotiva, difficoltà relazionali.
Segnali silenziosi, ma importanti.
Cosa dice la legge
Il filo giuridico dell’incontro è stato tracciato dall’avvocato Mariacarmela Agnese, presidente del Consiglio d’Istituto del Trilussa, che ha chiarito come il bullismo non sia un singolo reato, ma una condotta caratterizzata da tre elementi fondamentali: intenzionalità, ripetizione e asimmetria. Ampio spazio è stato dedicato al cyberbullismo, reso ancora più insidioso dall’apparente anonimato, dalla diffusione immediata e dalla possibilità di colpire in ogni momento.
“L’informazione è la base di tutto – ha spiegato l’avvocato Agnese – ho avuto modo di affrontare questi argomenti anche in recenti incontri presso le scuole medie e parlando con i ragazzi mi sono resa conto di quanto spesso famiglie e studenti sottovalutino la gravità di certi comportamenti. È fondamentale che i genitori conoscano le conseguenze legali e capiscano che alcune azioni, se ripetute nel tempo, possono segnare il futuro di un ragazzo, anche molto prima dei diciotto anni”.
Nel suo intervento è stato richiamato il quadro normativo di riferimento, dalla legge 71 del 2017 sul cyberbullismo ai successivi strumenti di rafforzamento, soffermandosi sulle responsabilità penali dei minori a partire dai 14 anni, su quelle civili che possono ricadere sui genitori e sul ruolo dei testimoni, che in alcuni casi possono trasformarsi in complici attraverso silenzi, condivisioni o riprese.
L’intervento dei Carabinieri
A rendere il quadro ancora più concreto sono stati gli interventi dei Carabinieri di Pomezia.
Il maresciallo Pietro Sanicola, insieme al tenente Sandra Burgio, ha spiegato cosa accade quando una situazione di bullismo o cyberbullismo viene segnalata.
Dalle convocazioni in caserma al coinvolgimento delle famiglie.
Fino alle conseguenze che possono derivarne.
Un passaggio fondamentale per far capire che certi comportamenti hanno un peso reale.
Le domande dei genitori e il messaggio finale
Il convegno si è chiuso con uno spazio dedicato alle domande dei genitori. Un confronto vivo e partecipato.
Segno evidente di un bisogno reale di informazione. Il messaggio finale è chiaro:
bullismo e cyberbullismo si combattono solo facendo rete. La scuola Trilussa ha dimostrato di crederci davvero. E ha trasformato un incontro in un passo concreto verso una comunità più consapevole e più attenta ai suoi bambini.


















